
| Seduta nella tenda umida sbattuta dal vento, le mani in grembo, Zainabu sentiva ancora risuonare in testa le parole che poco prima le aveva detto il medico: “Sei stata trovata positiva all’HIV, il virus che dà origine all’AIDS”. La disperazione aveva invaso il cuore della donna. Non sapeva dove andare e che cosa fare, che cosa sarebbe stato dei suoi figli. Non poteva parlarne con nessuno: nella sua famiglia e nella sua comunità non c’era posto per i sieropositivi. “Sono un essere abominevole” pensava dentro di sé.
Zainabu ha 37 anni, vive in Kenya ed è mamma di cinque figli. La quarta, Wairimu, ha nove anni ed è sostenuta attraverso |
Compassion. Non è stata contagiata dal virus.
Zainabu ha avuto una vita difficile, perché la sua famiglia non aveva i mezzi per vivere dignitosamente. Condizioni di vita molto dure e la povertà estrema non le hanno lasciato alternative: per sostenere la sua famiglia ha fatto lavori saltuari, ma purtroppo molto spesso si è dovuta prostituire. Questa è la ragione per cui ha contratto l’HIV. Questo è stato il prezzo dell’amore per i suoi figli.
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Grazie a questo fondo, che integra la tutela sanitaria (visite regolari, vaccinazioni, cure di base, prevenzione) garantita dalla quota di sostegno, ogni bambino ha accesso in caso di necessità a cure specialistiche altrimenti inaccessibili!
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La sua è una storia molto comune. In Kenya il 7,1% delle persone di età compresa fra i 15 e i 64 anni ha l’HIV, il che equivale a 1,4 milioni di sieropositivi. Fra le donne la percentuale sale al 8,4%. Inoltre, il 44% dei nuovi contagi avviene fra coniugi (dati del Ministero della Salute, dicembre 2009).
Fino al 2005 non aveva rivelato a nessuno la sua condizione, per paura e vergogna. Ma nel corso di una visita dello staff del vicino Centro Compassion, trovò il coraggio di parlare con loro e cominciò un cammino di risalita dall’inferno silenzioso di paura e depressione in cui era scesa.
ROMPERE IL SILENZIO PER RITROVARE LA SPERANZA
“Dopo aver parlato della mia condizione mi sono sentita subito meglio – racconta oggi questa donna meravigliosa – È stata la miglior medicina per il mio corpo e la mia anima, che da anni cercava la pace. Si è formato in me un nuovo senso di speranza e ho cominciato ad affrontare la malattia a testa alta, perché le mie paure se n’erano andate!”
Zainabu fa parte del gruppo di supporto “Jipe Moyo” del cui aiuto lei stessa ha beneficiato e che ora guida personalmente. Il gruppo svolge un lavoro estremamente prezioso all’interno della comunità garantendo alle persone sieropositive: consulenza psicologica, visite a domicilio, assistenza per i trasporti, rimborso delle spese per ricoveri, esami e medicine antiretrovirali. Tutto ciò è possibile anche grazie al finanziamento del Fondo Integrativo “AIDS”, che è parte dei quattro programmi di Compassion (vedi www.compassion.it/programmi/fondi integrativi). Zainabu ha esteso le attività del gruppo, investendo in attività di informazione e prevenzione, guadagnandosi la stima e il rispetto di chi la marchiava come reietta.
La sua vita è cambiata. Ha imparato che non importa quanto in basso scendi, puoi sempre alzare gli occhi a Dio e confidare nel suo amore. Sa che non può guarire dalla sua malattia, ma sa ancora meglio che ha il dovere di condivere la grande lezione di vita che ha imparato: “ L’HIV, l’AIDS, la povertà, non devono fermare i nostri sogni – ripete spesso Zainabu – non devono impedirci di dare il meglio ai nostri figli per vederli vivere, sani, istruiti e pieni di speranza”. La piccola Wairimu è lì accanto a lei, serena e sorridente, come a testimoniare la forza e la verità delle sue parole.
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