Haiti un anno dopo


PDF Print E-mail



Video

Haiti: un anno dopo

Haiti: un anno dopo

Un anno fa Port-au-Prince, capitale di Haiti, veniva scossa da un terremoto di magnitudo 7.0
Il Paese ha perso 220.000 persone, 300.000 sono state ferite e più di 1 milione sono rimaste senza casa. Ma non ci sono numeri in grado di raccontare che quel terremoto ha anche strappato la speranza e i sogni dei bambini di Haiti.
Ricordiamo ancora le tremende immagini di città ridotte a pezzi e di milioni di persone, con lo sguardo perso nel vuoto, vagare per le strade senza meta.
Tuttavia vogliamo ricordare che c’è ancora bisogno di noi: Haiti non deve essere dimenticata.
Le immagini che presentiamo in questa pagina vogliono illustrare la situazione di Haiti oggi; edifici e strade in frantumi ma anche un popolo fragile nella salute, nelle ideologie, nelle certezze, nella fede.


Haiti: vivere in tenda

C'è ancora 1 milione e mezzo di persone che vive in strada. Potremmo pensare che ormai gli haitiani sono abituati a tutto. Ma resistere giorno e notte, settimane, mesi, con il caldo e con il freddo, con il sole e la pioggia, mette alla prova anche i più forti. I ripari non sono alloggi: sono fatti di teli, di plastica, di cartone, di legni legati assieme con il fil di ferro. Come è possibile vivere con pochi servizi igienici, a cucinare tra materassi, stuoie e fagotti? Con le angosce quotidiane, il lavoro che non esiste, sogni e progetti svaniti, i parenti, i figli, le mogli e i mariti, gli amici morti e scomparsi sotto la montagna di macerie?" – racconta così un operatore ad Haiti.


Haiti: le ferite

Come tanti bambini, Guetchine stava facendo i compiti, quando le scosse del terremoto fecero crollare le pareti e il tetto della sua casa, seppellendola viva per 8 lunghissime ore. "Quando mi tirarono fuori era buio, mi stesi lungo la strada e mi addormentai".
"Andai a visitare Guetchine il giorno dopo, era in condizioni critiche", dice Jeannine Dautalt, responsabile del centro Compassion HA353. "Aveva una grossa ferita al capo, rischiava di perdere un occhio".
Lo staff si mise subito in azione e dopo un intervento chirurgico, la ragazza fu fuori pericolo, ma il dolore emotivo e psicologico è in parte ancora presente.
"Non voglio che le persone vedano le mie cicatrici", dice mentre si toglie la fascia, "non posso permettere che mi prendano in giro".


Haiti: la violenza

Fino a poche settimane fa si sono verificati violenti scontri, aggiungendo dolore e sofferenza alla popolazione. Dalle lotte per avere più cibo e acqua, si è passati ai tafferugli che hanno preceduto la consultazione elettorale. Violenti scontri sono poi scoppiati nei giorni in cui l’epidemia di colera ha cominciato a dilagare e si è diffuso il sospetto che i respnsabili fossere alcuni membri delle forze armate straniere presenti sull’isola.


Haiti con Compassion

Compassion è ad Haiti da 40 anni; il terremoto ha colpito 44 Centri Compassion, ucciso 62 bambini inseriti nel programma e ne ha feriti 961. 4.619 bambini e le loro famiglie non hanno più una casa e 2 membri dello staff non sono più tornati dalle loro famiglie. Il terremoto però non è riuscito a prendersi la forza di andare avanti affinché la missione possa continuare e la situazione ad Haiti possa migliorare. Nessuno era pronto a ciò che è successo un anno fa; ma tutti si sono da subito dimostrati pronti a reagire, a organizzarsi e a servire chi chiedeva aiuto.


Oggi ad Haiti i Centri Compassion sono di nuovo attivi: lo staff si occupa dei bambini e delle loro famiglie che ricevono cibo, cure mediche, consulenza psicologica e kit di. A gennaio 2011 partirà un piano biennale che prevede la costruzione di edifici antisismici, strutture sanitarie e di condutture idriche.
Haiti, un anno dopo, è ancora un cumulo di macerie e di incertezze ma in mezzo a tutto questo c’è qualche germoglio che sta riuscendo a crescere e che potrà portare frutto; c’è una nazione che anche nei suoi più piccoli rappresentanti, i bambini, sta cercando di andare avanti a testa alta verso un domani che sia migliore di ciò che si sono lasciati alle spalle.


Ti invitiamo a far parte di tutto questo; puoi aiutarci ad innaffiare questi germogli affinché possano crescere forti e al sicuro. Puoi decidere di sostenere un bambino haitiano a distanza, donandogli tutto il tuo affetto ed un po’ del tuo tempo per incoraggiarlo e per essergli vicino.
Grazie!