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Ecuador: due mesi dopo il terremoto

Dopo il terremoto che si abbattè l'Ecuador il 16 aprile, iniziammo subito a soccorrere le famiglie colpite, fornendo alimenti non deperibili e acqua, oltre ad avviare attività di gruppo per aiutare a superare il trauma.

"Eravamo tranquilli: all'improvviso tutto iniziò a muoversi. Era un terremoto, speravo solo che passasse in fretta" racconta Blanca Garcia, insegnante in un centro Compassion della città di Manta. "Tutto l'edificio iniziò a tremare, mentre l'acqua schizzava dalle tubature che esplodevano. Cominciai a correre, stringendo mia figlia al petto. Se fosse caduta, un muro l'avrebbe schiacciata e uccisa. Mentre fuggivamo chiesi a Dio di aiutarci, avevo tanta paura".

Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: la città di Manta è stata distrutta Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: i militari tra le case in rovina a Manta

Un terremoto di magnitudo 7.8 colpì la costa dell'Ecuador alle ore 19 locali. Le province coinvolte furono quelle di Manabí ed Esmeraldas, ma il sisma fu così forte che venne percepito in tutte le province costiere e nell'entroterra.

Le città più colpite dal terremoto sono Portoviejo, Manta, Chone, Montecristi, Bahia de Caraquez, Rocafuerte, Calceta, Puerto Lopez, Canoa, Perdenales e Jaramijo. Manta e Portoviejo, importanti città commerciali, sono distrutte. Secondo dati dell'ONU, più di un milione di persone sono state colpite.

Manta, una città distrutta

Continuando a raccontare, Blanca ricorda: "La città di Manta è devastata; il quartiere Tarqui, in cui vivevo, è irriconoscibile: le scuole sono crollate, la corrente elettrica arriva a fatica e le fognature sono distrutte. Migliaia di uomini, donne e bambini si accamparono nei parchi, senza acqua, elettricità o cibo. In questa stagione le temperature variano tra i 25 e i 30 gradi: i sopravvissuti e i feriti avevano sete ed erano  disidratati. Il caldo e l'assenza a di energia elettrica fecero marcire le poche scorte di cibo, mentre centinaia di cadaveri iniziarono a decomporsi tra le macerie: una seria minaccia per la salute pubblica".

Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: la città di Manta è stata distrutta Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: un centro Compassion colpito dal sisma

L'intervento di Compassion

Il governo ecuadoregno e la solidarietà internazionale non tardarono ad affrontare la crisi. Tutto lo staff di Compassion Ecuador non esitò un momento, garantendo i primi soccorsi dall'inizio dell'emergenza. Nella prima fase, le azioni specifiche furono tre:

  • visite alle famiglie e ai centri Compassion, per verificare la situazione
  • fornitura di cibo e acqua alle famiglie dei bambini colpiti
  • sostegno spirituale ed emotivo attraverso attività di gruppo guidate da pastori e psicologi

I numeri rendono l'idea della gravità della situazione: 9.448 bambini feriti in modo più o meno grave, con case danneggiate o distrutte. Il terremoto ha anche colpito 23 centri Compassion, 10 dei quali sono da ricostruire completamente.

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Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: Blanca, staff Compassion, prepara un kit per le famiglie

Mentre i kit di primo soccorso venivano distribuiti alle famiglie, assistemmo a commoventi esempi di solidarietà spontanea da parte degli altri centri Compassion in Ecuador: nonostante le difficoltà e la povertà che affrontano, lo staff e i ragazzi delle aree non colpite, iniziarono a raccogliere indumenti, cibo e acqua per le famiglie investite dalla furia del terremoto.

Blanca lascia spazio alle sue emozioni, mentre ripercorre quanto accaduto negli ultimi due mesi: "Siamo grati a Dio per tutto quello che Compassion ci ha donato. Quando vidi i contenitori pieni di cibo e le lettere di incoraggiamento, iniziai a piangere. Non potevo trattenere le lacrime, ero commossa: incredibile, tante persone in tutto il mondo si sono unite e si sono prese cura di noi! Penso a tutti coloro, grandi e piccoli, che hanno messo a disposizione le loro risorse, per aiutare i bambini dei nostri centri che più hanno bisogno".

Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: una famiglia riceve kit di aiuto Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: una famiglia riceve kit di aiuto

Aiuti per le famiglie colpite

Narcisa Alcivar, responsabile di un centro Compassion a Rocafuerte, spiega l'importanza dell'aiuto ricevuto: "È stata una benedizione incredibile, non avevamo più nulla da dare ai bambini: la situazione era disperata, perché i bambini iniziavano già a mendicare per avere un po' di cibo e acqua. Da quando arrivarono i soccorsi alimentari, tutto è cambiato".

Eugenia Zambrano, responsabile del centro Compassion EC353, spiega: "Le scorte alimentari arrivate da Compassion si rivelarono fondamentali perché arrivarono esattamente quando stavamo finendo il cibo".

Dopo il trauma, cure per i cuori e le anime sofferenti

"Non avevo ancora pianto" racconta Eugenia. "Solo una settimana dopo il sisma iniziai a piangere: non riuscivo a smettere, continuavo a ricordare tutto quello che era successo e pensare a tutto quello che avevamo perso".

La cura emotiva per lo staff di Compassion è stata fondamentale per aiutare a recuperare serenità e ottimismo. Sono tutti molto grati per questo intervento e hanno cominciato a incoraggiare e sostenere centinaia di bambini e i familiari colpiti dal sisma.

"Abbiamo visitato tantissimi bambini rimasti senza casa: è una situazione triste e dolorosa. I bambini hanno disperatamente bisogno di affetto ed è quello che siamo stati in grado di donare loro. Quando andiamo a visitarli, la prima cosa che facciamo è abbracciarli. Si aggrappano letteralmente a noi e sentiamo la loro felicità quando stiamo insieme".

Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: momento di condivisione per lo staff Compassion Terremoto in Ecuador, due mesi dopo: una famiglia, nella casa devastata dal sisma

Mariuxi Espinoza, tutor di un centro Compassion, racconta: "L'aiuto psicologico è vitale. Non ci sono parole per descrivere ciò che proviamo: sappiamo di non essere soli. Durante i momenti di condivisione abbiamo potuto piangere, scaricare le nostre emozioni e tirare fuori i pesi che avevamo sul cuore. Ora possiamo andare avanti e incoraggiare i bambini, le mamme e i papà che partecipano ai nostri programmi".

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