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Mi chiamo Joshua, sono nato e cresciuto a Nairobi, in Kenya, in una baraccopoli poco distante dalla discarica. Un posto terribile, c’è chi vi getta addirittura i bambini morti.

In famiglia eravamo in cinque, condividendo un solo letto. La nostra casa aveva un tetto di lamiera, rovinato e bucato. In Kenya, in primavera, le precipitazioni sono violente: spesso ci ritrovavamo completamente bagnati. Eravamo costretti a dormire seduti nell’unico angolo asciutto di casa. Erano momenti molto tristi.

Spesso eravamo affamati, era difficile avere qualcosa da mangiare: dovevo cercare cibo nella discarica.

Foto di una slum, baraccopoli, in Kenya

La baraccopoli, purtroppo, è anche rifugio di molti delinquenti. Mia mamma aveva sempre paura che le mie sorelle potessero essere violentate o uccise. Così, cercò aiuto e costruì un’altra baracca in un altro terreno.

Anche il nuovo nostro rifugio era fatto di lamiera, senza mai essere completato: eravamo costretti a usare buste e teli di plastica per ripararci dalla pioggia. L’acqua continuava ad allagare la nostra baracca e a danneggiarla sempre più.

Ogni volta che riuscivamo a bere un bicchiere d’acqua potabile era per noi un miracolo, mentre il nostro unico cibo era granturco secco. In quel periodo io e le mie sorelle smettemmo di andare a scuola, dovevamo impegnare le nostre forze per cercare di sopravvivere.

Nuova speranza per Joshua e la sua famiglia

Quando mia mamma venne a conoscenza di Compassion, andammo in una chiesa, dove venni registrato per il programma di adozione a distanza. Da quel momento, tutto iniziò a cambiare.

Le mie sorelle ed io tornammo a scuola, le tasse d’iscrizione erano pagate da Compassion per tutti noi!

Joshua e suo fratello, da bambini

In più, potevamo mangiare cibo nutriente al centro Compassion e ricevevamo enormi contenitori di cibo e olio da portare a casa. Gli operatori di Compassion mi regalarono un’uniforme scolastica, scarpe e calze nuove. Ero felice e le usavo con cura: volevo donarle a mio fratello più piccolo!

In poco tempo, la situazione della mia famiglia iniziò a cambiare, finalmente avevamo speranza: mia mamma iniziò a vendere frutta al mercato e dopo un po’ riuscì ad aprire un piccolo negozio.

Dalle baraccopoli ai laboratori di ricerca

Terminai le scuole con ottimi risultati, così ebbi l’opportunità di andare all’università. I miei sogni stavano diventando realtà: avevo speranza per un futuro migliore, potevo diventare una guida e un esempio per la mia comunità.

Kenya: Joshua è diventato un rircercatore

La malaria è uno dei problemi più gravi in Kenya. Se in una famiglia povera qualcuno ne viene colpito, il costo delle cure è così alto che non potranno esserci soldi per mandare i bambini a scuola. Il mio sogno era quindi studiare e cercare una soluzione per questa malattia.

La malaria ha un’incidenza davvero negativa nella nostra economia. Con così tanti malati, la forza lavoro del Kenya è minore di quanto la nostra nazione avrebbe bisogno.

Joshua nel suo laboratorio di ricerca

Dio mi ha dato la capacità di studiare in questo settore, per questo sono impegnato nella ricerca di cure per varie malattie, non solo della malaria.

Tempo fa seppi che la Radboud University di Nijmegen (in Olanda) stava sperimentando un vaccino contro la malaria. Per questo, contattai quel laboratorio chiedendo di collaborare. Il mio sogno è scoprire un vaccino contro questa malattia e renderlo disponibile ai più poveri: lavorare in questo ambito di ricerca è per me importantissimo. Non è semplicemente un lavoro!

Kenya: il fratello di Joshua è morto per malaria

Mio fratello è morto perché i medici impiegarono troppo tempo per capire da cosa era stato colpito. Una situazione così non è più accettabile, bisogna fermarla.

Questa è la mia storia, ecco perché sono qui.

 
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