Ruanda

A Compassion siamo felici di lavorare a favore dei bambini e fare la differenza nelle comunità più povere dei Paesi in via di sviluppo.

Ognuna di queste nazioni ha la sua storia e la sua cultura e, al tempo stesso, ognuna di esse affronta particolari sfide e problemi. Quindi, mettiti comodo e scopri di più insieme a noi sul Ruanda!

Dati e statistiche

Capitale: Kigali
Popolazione: 12,66 milioni
Scolarizzazione popolazione adulta: uomini 73,2%, donne 68%
Accesso a fonti d’acqua: in città 86,6%, in campagna 71,9%
Aspettativa di vita: uomini 58 anni, donne 61 anni
Religione: cattolicesimo 49,5%, protestantesimo 39,4%, islam 1,8%
Mortalità infantile: 5,9% (prima di aver compiuto 1 anno)
Popolazione al di sotto della soglia di povertà: 44,9%

Compassion in Ruanda

Ruanda, adozione a distanza

Anno inizio programmi: 1980
Bambini nel programma di adozione a distanza: oltre 71.400
Bambini sostenuti dall’Italia: più di 820
Numero di centri per lo sviluppo infantile: 283

4 fatti sul Ruanda

  1. In soli tre mesi, si stima che quasi 1 milione di persone furono massacrate nel genocidio ruandese del 1994
  2. Quasi il 45% dei bambini è affetto da ritardi nella crescita, una condizione spesso irreversibile causata da malnutrizione cronica durante la prima infanzia
  3. Il Ruanda sta cercando di ricostruire la sua economia attraverso la produzione ed esportazione di caffè e tè
  4. Le foreste pluviali del Ruanda sono uno degli ultimi habitat in cui sopravvive il gorilla di montagna – specie in via di estinzione

Come si dice? Impara la lingua!

Il kinyarwanda, il francese e l’inglese sono le lingue ufficiali del Ruanda, mentre il kiswahili è comune nel commercio. Il kinyarwanda è una lingua tonale: utilizza l’alfabeto latino, ma senza le lettere q e x.

  • Muraho (Ciao)
  • Muramukye (A presto)
  • Nyamuneka (Per favore)
  • Murakoze (Grazie)
  • Amakuru? (Come stai?)
  • Ni meza (Io sto bene)
  • Nitwa (Il mio nome è)

Informazioni utili

Tra l’aprile e il giugno del 1994, si stima che quasi 1 milione di persone furono sistematicamente uccise in circa 100 giorni. Questo genocidio, durante una delle guerre civili più orribili della storia, ebbe un impatto terribile nella storia del Ruanda, lasciato circa 810.000 bambini orfani.

In Ruanda, quasi 1 bambino su 10 bambini muore prima di aver compiuto 5 anni, in gran parte per cause e malattie facilmente prevenibili come polmonite, malaria, diarrea e malnutrizione cronica.

Nonostante questo, negli ultimi anni, il Ruanda ha sperimentato buoni progressi nella cura dei bambini, grazie a campagna di prevenzione contro la malaria a livello nazionale. Nel 2009 venne introdotto un vaccino che protegge i bambini dai batteri che causano la polmonite.

La maggior parte dei ruandesi che fuggirono nei Paesi vicini per scampare al genocidio ha fatto ritorno in Ruanda, mentre alcune migliaia continuano a vivere in Repubblica Democratica del Congo (RDC). Alcuni di questi rifugiati si unirono a una guerriglia denominata M23, in gran parte composta da minoranza tutsi.

L’M23 è responsabile di crimini di guerra in Congo, con atti di violenza tra cui esecuzioni sommarie, stupri e reclutamento forzato di bambini. Nel 2013, le Nazioni Unite accusarono il governo ruandese di fornire armi all’M23, ma le autorità nazionali hanno sempre negato il loro coinvolgimento.

Il Ruanda è Paese di partenza, transito e destinazione di donne e bambini vittime del traffico di esseri umani e di sfruttamento sessuale. Molte ragazze ruandesi sono costrette a prostituirsi sotto minacce di organizzazioni criminali.

Nel 1959, 3 anni prima di ottenere l’indipendenza dal Belgio, l’etnia Hutu rovesciò le autorità rivali di etnia Tutsi. Nel corso degli anni, migliaia di tutsi furono uccisi e circa 150.000 furono esiliati nei Paesi confinanti. I figli di questi esuli formarono un gruppo di ribelli, il Fronte patriottico ruandese (RPF) e iniziò una guerra civile nel 1990.

La guerra, insieme a diversi sconvolgimenti politici ed economici, aggravò le tensioni etniche, concludendosi con il terribile genocidio del Ruanda nel 1994: oltre 800.000 tutsi e hutu moderati furono uccisi tra i mesi di aprile e giugno.

Nel luglio 1994 i ribelli tutsi riuscirono a rovesciare il regime Hutu e fermare le violenze. Circa 2 milioni di rifugiati fuggirono nei paesi vicini: da allora, la maggior parte di ha fatto ritorno in Ruanda, ma circa 10.000 continuano a vivere nella vicina Repubblica Democratica del Congo.

Nel 2001, con oltre 120.000 ruandesi in carcere e nessun regolare sistema giudiziario (la maggior parte degli avvocati e dei giudici furono uccisi o fuggirono durante il genocidio), il governo iniziò ad attuare un sistema giudiziario di base a livello locale (noto come gacaca) per affrontare l’enorme arretrato di casi di genocidio.

Molti condannati, al posto della prigione, svolgono lavori di pubblica utilità, ma a causa dell’altissimo numero di carcerati, il governo è stato costretto al rilascio di migliaia di condannati.

Nel 2012, dopo oltre 10 anni dalle violenze e quasi 2 milioni di casi in attesa di giudizio, il gacaca ha concluso la valutazione dei casi di genocidio.

In generale, il Ruanda offre un clima piacevole durante tutto l’anno. Ad ogni modo, a motivo delle diverse altitudini del Paese, le temperature variano da regione a regione. A Kigali (la capitale) la temperatura media è di 21 gradi. Il Ruanda ha due stagioni delle piogge: da febbraio ad aprile e da novembre a gennaio.

Gli alimenti tradizionali della cucina ruandese comprendono banane, legumi, patate dolci, mais, manioca e patate.

Maureen: una ragazza che vive in Ruanda

Ruanda, adozione a distanza per Maureen

Maureen (15 anni) vive a Kamonyi, un villaggio nel sud del Ruanda. Al centro Compassion locale riceve un pasto a base di porridge, riso, fagioli e verdure.

La sua tipica giornata al centro comprende alcuni momenti di corsi di formazione, lettura della Bibbia, aiuto nello studio e sport. Maureen si impegna con passione nelle attività artistiche, in particolare nelle lezioni di canto, pittura e recitazione. “Se non avessi ricevuto aiuto da Compassion non avrei potuto studiare”, racconta Maureen.

Quando era ancora piccola, il papà morì e la mamma si trasferì in Uganda, lasciandola a vivere con la nonna. La nonna di Maureen era troppo anziana per continuare a lavorare: senza l’intervento di Compassion, questa ragazza sarebbe stata costretta al lavoro minorile sin da bambina.

“Ringrazio Compassione per avermi aiutato così tanto grazie al programma di adozione a distanza”, dice Maureen. “Amo le attività del centro: ci preparano e ci aiutano ad affrontare il futuro, con la consapevolezza di non essere da soli. Voglio continuare a studiare e sogno di diventare un medico”.

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