Togo

A Compassion siamo felici di lavorare a favore dei bambini e fare la differenza nelle comunità più povere dei Paesi in via di sviluppo.

Ognuna di queste nazioni ha la sua storia e la sua cultura e, al tempo stesso, ognuna di esse affronta particolari sfide e problemi. Quindi, mettiti comodo e scopri di più insieme a noi sul Togo!

Dati e statistiche

Capitale: Lomé
Popolazione: 7,55 milioni
Scolarizzazione popolazione adulta: uomini 78,3%, donne 55,3%
Accesso a fonti d’acqua: in città 91,4%, in campagna 44,2%
Aspettativa di vita: uomini 61 anni, donne 67 anni
Religione: cristianesimo 29%, islam 20%, religioni tradizionali 51%
Mortalità infantile: 4,7% (prima di aver compiuto 1 anno)
Popolazione al di sotto della soglia di povertà: 36%

Compassion in Togo

Togo, adozione a distanza

Anno inizio programmi: 2008
Bambini nel programma di adozione a distanza: oltre 25.600
Bambini sostenuti dall’Italia: più di 260
Numero di centri per lo sviluppo infantile: 113

4 fatti sul Togo

  1. Circa il 47% dei bambini togolesi (di età compresa tra 5 e 14 anni) è vittima del lavoro minorile
  2. Un quarto delle ragazze togolesi si sposa prima di compiere 18 anni
  3. Il 30% dei bambini del Togo è affetto da ritardi nella crescita, una condizione spesso irreversibile causata da malnutrizione cronica durante la prima infanzia
  4. Meno della metà delle ragazze di età superiore ai 15 anni è in grado di leggere e scrivere

Come si dice? Impara la lingua!

In Togo, il francese è la lingua ufficiale. Essendo un paese dalla grande varietà etnica, vengono utilizzati correntemente 39 idiomi locali di cui l’ewe, il watchi e il kabiyé sono i più diffusi. L’inglese non è molto comune.

  • Bonjour (Buongiorno)
  • Au revoir (Arrivederci)
  • Je m’appelle (Io mi chiamo)
  • Merci beaucoup (Grazie)
  • Dieu te bénisse (Dio ti benedica)
  • Comment vas-tu? (Come stai?)
  • Je vais bien (Io sto bene)

Informazioni utili

La diffusa inaccessibilità all’acqua potabile e la mancanza di servizi di base ha portato a un alto tasso di mortalità infantile in Togo. Quasi un terzo della popolazione vive ancora al di sotto della soglia di povertà.

Molti bambini sono coinvolti nel lavoro minorile: nega la costante e regolare frequenza scuolastica ed espone i bambini a situazioni pericolose. La maggior parte di questi piccoli lavoratori è impiegato nelle miniere e nelle piantagioni di caffè, cacao e cotone.

Spesso, i bambini delle zone rurali vengono portati nella capitale Lomé e costretti a lavorare come servi domestici, venditori ambulanti e facchini, mentre i ragazzi e le ragazze sono sfruttati nella prostituzione minorile.

I giovani sono sempre più vulnerabili alla diffusione del virus HIV/AIDS, in quanto non esistono efficaci attività di prevenzione. 2,4% della popolazione è affetto da sieropositività e 4.300 persone muoiono ogni anno.

Negli ultimi 10 anni, il Togo è stato spesso colpito dalle inondazioni, con oltre 80.000 persone sfollate a causa di frane e smottamenti.

I coloni portoghesi arrivarono in Togo nel tardo 15° secolo, iniziando la tratta degli schiavi da questo Paese. Per i successivi 200 anni, la fascia costiera del Togo è stata un’importante area commerciale per gli europei in cerca di schiavi.

Per questo motivo, il Togo divenne noto come la “Costa degli Schiavi”.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’ex colonia tedesca Togoland venne divisa in due territori, controllati da inglesi e francesi. Il Togoland Inglese divenne parte dell’attuale Ghana nel 1956.

Il Togoland Francese divenne una repubblica autonoma nel 1960 e fu rinominato Togo. Il generale Gnassingbe Eyadema divenne presidente nel 1967, governando con durezza per i successivi 4 decenni. Nonostante le elezioni pluripartitiche istituite nei primi anni ‘90, il governo fu dominato in modo autoritario dal presidente Eyadema.

Alla morte dell’ex generale (febbraio 2005) i militari portarono al potere il figlio di Eyadema, Faure Gnassingbé. A causa di proteste di piazza contro tale situazione politica, oltre 40.000 togolesi furono costretti a fuggire nei Paesi vicini.

Finalmente, nel 2007, si svolsero le prime elezioni legislative libere ed eque: dopo anni di agitazione politica e di accuse di violazioni dei diritti umani da parte di organizzazioni internazionali, il Togo sta per essere accolto nella comunità internazionale.

Il paesaggio del Togo è caratterizzato da splendide colline nella regione centrale, savane nel nord, altopiani nel sud, e spettacolari lagune lunga la costa.

Il clima tropicale del Paese rende le temperature generalmente piacevoli durante tutto l’anno. La stagione delle piogge va da maggio a ottobre, con un periodo asciutto da luglio a settembre.

Durante la stagione delle piogge molte strade non asfaltate vengono interrotte.

Il periodo tra febbraio e aprile è il più caldo, mentre i mesi tra novembre e febbraio sono considerati i migliori per visitare il Togo.

Le specialità togolesi sono l’akume (a base di farina di mais, servito con salse di verdure e carne) e il fufu (purè di patate dolci servito con salse a base di arachidi, carne di capra o noce di cocco).

Anche il riso con salsa di arachidi è considerato uno dei piatti nazionali del Togo.

Caleb: un bambino che vive in Togo

Togo, adozione a distanza per Caleb

A soli 5 giorni di vita, il futuro di Caleb era incerto: la mamma morì a seguito di un parto difficile e suo papà lo abbandonò. Il piccolo fu accolto dalla zia Akofa, sorella della mamma: senza alcuna fonte di reddito, Caleb divenne presto malnutrito.

“Il nostro futuro era buio, avevo sacrificato il mio tempo, i miei studi e la mia vita per il piccolo Caleb” spiega Akofa. “Era doloroso, non ebbi il supporto dei miei familiari, ma non potevo lasciare morire il bambino”.

La vita divenne una lotta per la sopravvivenza fino a quando Caleb venne accolto nel centro Compassion: aveva 16 mesi e lo staff del centro intervenne subito con cure per recuperare la salute del piccolo. La trasformazione fu rapida: lo suo stomaco gonfio tornò alla normalità e dopo pochi mesi Caleb ritrovò la forza di camminare sulle sue gambe.

“Grazie all’opera di Compassion e all’adozione a distanza, la mia vita e il mio rapporto con Caleb sono cambiati” dice Akofa. “Per me non è più semplicemente mio nipote, lo amo come fosse mio figlio e prego per lui ogni giorno”.

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